I luoghi della memoria - Le storie, le persone, i sentieri

RifugioRifugio è una parola del vocabolario degli alpinisti ed escursionisti; quando si usufruisce di queste strutture, raramente ci si sofferma a pensare quale possa essere il significato originario di queste costruzioni.

Le radici più profonde della parola rifugio affondano in un contesto culturale diverso da quello attuale, a partire da quello economico per gli scambi commerciali, a quello religioso con i pellegrinaggi ai grandi santuari ed ospizi sui passi più importanti delle alpi.

Oggi la rete dei rifugi è ben sviluppata in quasi tutte le regioni del centro-nord dove si privilegia la loro ristrutturazione ed adeguamento alle normative di normali esercizi commerciali. Anche se oggi i rifornimenti ma anche il trasporto del necessario per le ristrutturazioni non sono più da considerarsi avventure eroiche di uomini romantici, affiora ancora l'originaria filosofia del rifugio, vicino a persone sconosciute ma già amiche. Oggi come allora i rifugi con i loro gestori sono gli autentici protagonisti della montagna: metePidia giornaliere, tappe intermedie di trekking, punto di partenza per escursioni più impegnative.

Ma che cosa sono i rifugi in realtà?

Sono e devono essere strutture idonee ad offrire ospitalità e ristoro in sicurezza ad escursionisti ed in genere ai frequentatori della montagna. Non c'è ombra di dubbio che, sia la parte strutturale che la parte gestionale, negli ultimi anni, ha subito uno stravolgimento determinato da una nuova richiesta di servizi. Il rifugio è stato per secoli il punto di partenza per i frequentatori della montagna. Oggi si è trasformato in punto di arrivo per la grande maggioranza degli escursionisti.

Con l'invecchiamento generazionale, si assiste ad una diminuzione di interesse verso l'ambiente montano sempre meno frequentato dalle nuove leve, forse anche a motivo di esigenze crescenti ed offerta sempre più carente, probabilmente non all'altezza delle attuali esigenze dei giovani. Fra le cause di questo crescente disinteresse possiamo citare il fatto che è notevolmente diminuito il numero delle associazioni cattoliche e laiche che negli anni passati trasmettevano ai giovani l'amore per la montagna e il contatto con la natura. Gli stessi genitori non hanno più tempo per accompagnare i figli ed infine, ma non meno importante, il disinteresse strutturale della scuola dell'obbligo, riscontrabile anche nei paesi di montagna, a parte qualche eccezione dovuta a qualche professore consapevole della importanza culturale della conoscenza della montagna.

Bisognerebbe capire che veicolo promozionale per il ritorno dei giovani alla montagna potrebbero essere i nonni e i genitori ovvero la famiglia. E' importante, quindi, incentivare le famiglie a trascorrere dei giorni in montagna, chiaro che questo comporta qualche attenzione in più da parte delle istituzioni le quali devono impegnarsi nella creazione o riattivazione dei rifugi presenti sul territorio.

Rifugio 4Per quanto riguarda i rifugi e bivacchi aspromontani, fino a qualche anno fa, tali strutture, oltre a fornire un supporto logistico ai dipendenti impegnati nei lavori di salvaguardia e mantenimento del patrimonio boschivo, rappresentavano un valido punto di riferimento per escursionisti che, sempre con maggiore frequenza, usufruivano della salubrità della montagna e delle bellezze naturali che il nostro Aspromonte offre da sempre al visitatore.

I Rifugi in zona montana, da tutti riconosciuti e definiti impropriamente come “caselli”, potevano soddisfare, inoltre, emergenze di pronto soccorso e pronto intervento ed anche avere

finalità di natura didattica, culturale, scientifica, sociale e sportiva, connesse ad una fruizione sostenibile del bosco e dell'ambiente montano. Tutti i caselli forestali erano oggetto di libera fruizione. C'è stato anche un decennio in cui codeste strutture erano aperte anche di notte, per soddisfare temporanee esigenze di ricovero per escursionisti, turisti e più in generale momentanee necessità.

L'ubicazione del rifugio è di per se una discriminante sul numero e sulla tipologia di frequentazione: si hanno grandi numeri dove la montagna è servita da impianti di risalita e dove la percorrenguida caselli forestali sza a piedi non supera le 4 ore di cammino per la gita fatta in giornata.

Ma i numeri in montagna sono determinati anche dagli escursionisti, che per incapacità e per poca conoscenza, non sono disponibili a vivere la montagna in tutti i suoi aspetti, non ultimo quello di camminare sotto la pioggia; per cui, in presenza di avversità atmosferiche e in assenza di ricoveri idonei, alla bisogna si passa dai grandi numeri al nulla. E le cose sono peggiorate da quando, prima l'A.Fo.R. ed oggi “Calabria Verde”, hanno del tutto o quasi, abbandonato i caselli forestali: sono pochi i rifugi che oggi offrono una piccola ospitalità.

E' chiaro che questo abbandono generalizzato sia da ascriversi totalmente alla inspiegabile assenza delle istituzioni le quali risultano insensibili persino nei confronti dello spopolamento dei centri abitati collinari e montani, specie quelli ubicati nella fascia ionica reggina. E'comunque doveroso sottolineare le insufficienze delle politiche provinciale, regionale e nazionale che sono incapaci di dare risposte adeguate alle istanze delle genti di Calabria e del meridione più in generale.

Il desiderio di Gente in Aspromonte è quello di poter vedere persone, giovani e meno giovani e anche famiglie, fermarsi in un rifugio e trascorrere una vacanza di più giorni in tranquillità e armonia con l'ambiente aspromontano.

Associazione “Gente in Aspromonte ”

 

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