Dalla valle della preghiera dello Scoglio di Santa Domenica ci inoltriamo lungo stradelle e sentieri che ci portano in diverse frazioni, lungo percorsi ancora utilizzati dai pochi pastori rimasti nella zona e che, camminando, sarà facile incontrare con le loro greggi. Un paesaggio unico, composto di calcarei cretacei e terreni a morfologia carsica che consentono il rapido assorbimento dell'acqua piovana, ha conferito alla zona montuosa e collinare un aspetto tipico e particolare, con le sue grotte e gli ampi panorami sulle profonde gole della Fiumara del Precariti scavate dalla forza dell'acqua.
ITINERARIO NATURALISTICO – PANORAMICO – AD ANELLO
Possono partecipare gli escursionisti, i singoli
sodalizi che si riconoscono negli scopi dell’associazione.
Raduno: ore 9,30 Madonna dello scoglio
Partenza
escursione: ore 10,00
Come
arrivare: Attraversato l’abitato di Caulonia Marina e superato il ponte sul fiume Allaro, si svolta a sinistra al bivio per Focà e dopo circa un Km di nuovo a sinistra; si seguono poi le indicazioni per il santuario della Madonna dello Scoglio: da qui, parcheggiate le auto, inizia il nostro itinerario.
TEMPO ORE: 5.00
DISLIVELLO: 296 s.l.m. - 650 s.l.m.
DIFFICOLTA’: E. Escursionistico
COMUNI INTERESSATI: Caulonia
Modalità di
iscrizione:
L'iscrizione alle
escursioni tramite il link presente in questa pagina e tramite e-mail è
riservata esclusivamente ai soci. I simpatizzanti e coloro che ancora
non sono iscritti all'associazione possono chiedere di partecipare alle
iniziative, escursioni comprese, telefonando al numero 348.8134091 (non
oltre i due giorni antecedenti l'evento).
Descrizione del
sentiero:
Percorrendo un tratto asfaltato raggiungiamo prima la pineta di “Granolis”, un tempo di proprietà della chiesa, e poi il “Passo di Bumbusu”, toponimo che deriva da bombo ovvero il bozzo del baco da seta che qui veniva allevato. Da qui seguendo una sterrata arriviamo in località “Carduni” (da cardo) ed alle case un tempo abitate dalla famiglia Audino.
Si prosegue poi per un vecchio sentiero ripristinato da poco e raggiungiamo le “case di Gianni” e quindi, dopo un tratto in salita durante il quale potremo ammirare immerse in distese di macchia mediterranea (soprattutto lecci, corbezzoli e erica scoparia) le gole del Precariti e in particolare la Grotta delle Fate, si arriva a “Cerza du Gattu”, un’enorme quercia che ormai esiste solo nei ricordi dei più anziani.
Da qui è possibile scorgere “la Rocca”, un altro insediamento abitativo molto attivo in passato e molto conosciuto in Australia grazie al libro ”La Rocca”, scritto da una sua abitante emigrata con la famiglia in Australia nel lontano 1950; proseguiamo in salita fino al “Corvariedu”, dove ci sono tre piccole icone, una dedicata a S. Emidio ed un’altra alla Madonna Addolorata patroni di Placanica, la terza alla Madonna dell’Aiuto patrona della vicina Ursini: qui la gente del luogo, specie nel mese di maggio, si recava la sera a recitare il Santo Rosario.
Dopo un’altra breve salita si gira a destra e si prende un altro sentiero dove incontriamo i “casi du Corzu”; proseguendo il sentiero arriviamo a “Trizzanu”, un meraviglioso terrazzo con una bella vista sul mare e sulle gole del Precariti, dove i pastori con le loro greggi si radunavano per far pascolare le bestie e scambiare quattro chiacchiere.
Facendo molta attenzione possiamo raggiungere un punto molto famoso per la gente del posto a “Famaropeda” (piccola quercia), cresciuta su un dirupo dal quale è possibile (per chi non soffre di vertigini) avere una visuale particolare del Precariti.
Ritornando indietro fino alle case du Corzu un vecchio sentiero ci porterà fino all’abitato di Stefàno; da qui (tempo permettendo) raggiunto il sentiero si potrà arrivare in cima al monte Gallo, custode del ripetitore RAI.
Tornati indietro verso Stefàno percorriamo un breve tratto d’asfalto (per modo di dire) e ci immettiamo su una sterrata che ci porta in località “Cosentina”, dove incontriamo le case Mazzà (antenati di Fratel Cosimo) e proseguendo arriviamo alla casa du “Malupassu”: basta guardarsi un po’ in giro ed il significato del toponimo diventa chiaro; da qui è possibile ammirare le “Timpe di Ciniti” dalla loro forma molto particolare. La strada ci riporta poi a Santa Domenica.
“In ricordo della gente di questi luoghi, per il loro coraggio e per la loro forza nel lavorare questa dura terra per provvedere alle loro famiglie e per aver diviso con i vicini le loro magre risorse in modo che nessuno morisse di fame”
Natalina Cherubino(nata Ierace), “ La Rocca” , Margot Lowe edition , Perth (Australia) , 2004